giovedì 18 novembre 2010

Mediamente misandrica...



Stamattina, un incontro mi ha un pochino turbato.
Ho conosciuto una donna, effettivamente molto bella, ma non di una bellezza comune, aveva una pelle bianchissima e dei tratti asiatici, quindi si intuiva che non era italiana.
Oltretutto gentile, sicura di se, dolce e scaltra.
Era vestita in modo sobrio, jeans, stivali bassi, maglioncino e sciarpina a pois per stemperare la sua mise da lavoro.

Al dito un solitario bellissimo.

Di solito non noto queste cose. Soprattutto gli anelli. E mentre lo facevo mi sono sentita inadeguata.

Dal libro che ho appena finito di leggere dal titolo "Amnesia", l'autore, mi ricorda una cosa abbastanza scontata ma vera, che se si rimane immobili, nulla accade. Che l'uomo è un essere sociale e se sta troppo tempo da solo perisce. Durante il nazismo i bambini che venivano lasciati da soli in una stanza, avendo il contatto umano esclusivamente per il nutrimento e il cambio del pannolino, arrivavano ad avere solo un anno di vita.

E se fossi io la vittima di me stessa, delle mie assurde convinzioni?
Eppure non mi sento sola. Allora perché ci penso?
Cosa aveva quella donna che io non ho? Forse a lei non pesa il fardello del mio passato.
Ma come posso saperlo! E se lei fosse solo più coraggiosa e più degna di questa vita? Non lo so!

Ma so che sento lontana la felicità con un uomo, ormai nella mia mente questa combinazione si è del tutto azzerata.
Io non cerco alcun contatto più con un uomo. E quando un uomo cerca di averlo con me, trova un muro invalicabile. E' grave. Lo so!

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