venerdì 23 novembre 2012

A proposito di "viaggio" attraversando un libro...


Nutro una sorta di compulsività nell'acquistare libri, ne ho collezionati parecchi e di diversi generi, una parte li ho letti, e anche più volte, alcuni invece li ho lasciati a metà, mentre altri profumano ancora di copertina nuova ed aspettano solo di essere cerchiati, sottolineati, vissuti.
Qualche sera fa li ho passati tutti in rassegna e il mio sguardo si è fermato su un mattoncino bianco che porta il titolo "VIVA TUTTO", un libro scritto a quattro mani dal mio amato Lorenzo Jovanotti Cherubini e il filosofo Marco Bolelli.

Si tratta di un vero è proprio inno all'ottimismo e alla vita. Un libro carico di tante cose nato da uno scambio di mail tra i due autori durante la gestazione di un disco.
E' un libro che non sta dentro nessuno schema, nessun genere, perché i generi li abbraccia tutti, infatti non si leggono solo riflessioni sulla musica ma è un frullato di slanci vitali, affetti familiari, architettura, luoghi, differenza tra il maschile e il femminile, composizione e tanto senso della vita.


“I momenti alti, gli slanci, le situazioni dove ti senti pienamente te stesso, i progetti e le conquiste e le passioni, le feste dei sensi, gli incontri che illuminano e riscaldano, le tempeste chimiche che ti scatenano e i languori che ti sciolgono, le persone e le esperienze e i gesti che ogni giorno rallegrano e arricchiscono e vivificano, tutte queste cose non sono affatto once in a lifetime, quindici minuti di celebrità, per un giorno possiamo essere eroi, niente che assegni i nostri momenti alti a un tempo transitorio, a una condizione irripetibile. Queste cose dobbiamo considerarle priorità e unità di misura, tutte queste cose vanno messe al centro e alla guida della nostra esistenza.”





Se hai bisogno di aria fresca, vitamine, proteine, colori, questo libro è energia pura, vita distillata in parole.
Quindi buona lettura e VIVA TUTTO!

lunedì 19 novembre 2012

Non ci si può sentire nobili nell'avere un figlio se prima non si diventa figli e genitori di se stessi



Non esiste una parola per definire l'assenza di figli. Figli mai nati per scelta o per destino. Una parola che coagulasse tutte queste esperienze non si è mai trovata, forse perché da sempre considerate innaturali. Nella nostra società proiettata da secoli sulla discendenza piuttosto che sull'ascendenza, che calcola la propria nobiltà sui successi dei figli, la loro perdita può apparire più straziante di quella di un  genitore: forse sarebbe ora di inventare una parola per l'orfano di figli, e forse qualcuno lo farà.
Quando i figli non sono arrivati, nel desiderio irrealizzabile di averli, nella rinuncia dolorosa, si determina un vissuto ora di vuoto, ora di mancanza incolmabile.
Quali siano state le scelte prima o poi è il nostro destino genetico che ci pone delle domande: come lenire questo malessere? Come trovare figli alternativi e cioè adottivi e simbolici?
Le strategie compensative sono tante, ciascuno è libero di trovarle.
Vuoto e mancanza possono essere temperati occupandosi degli altri, dedicandosi ad esperienze creative, educando, scrivendo, imparando uno strumento musicale, viaggiando, piantando alberi, o più semplicemente, amando.
L'antidoto c'è, è il poter essere generativi in altre direzioni. Non per ipernarcisismo, ma perché la cura di noi stessi può diventare un arte di vivere.
La mancanza obbliga ad affrontare il tempo vuoto, l'attesa, condizioni oggi sospese dalla nostra vita.
La mancanza dopotutto smaschera inevitabilmente l'illusione narcisistica dell'autosufficienza e invita a condurre una vita consapevole, responsabile, pienamente umana, ma la mancanza prima o poi attraversa tutti, fa parte della condizione umana scoprirsi inappagati, incompiuti. Genitori o meno, ci imbatteremo tutti nell'ineluttabilità della fine.
Certo l'avere figli aiuta ad allontanare talvolta la verità sull'assurdità del vivere, ma di chi figli non ne ha avuto, non potrà che accettarla, e anche se un giorno dovesse compiersi il miracolo, ora non può che farne una occasione di meditazione sul senso della vita. Una maniera di vivere che non deve essere consolatoria, ma che può ripristinare virtù desuete come l'introspezione, l'accettazione dell'inevitabile, la bellezza del mistero. Ed è una esperienza conoscitiva un sapere nuovo, sconosciuto a chi di figli ne ha avuti senza essere prima diventato figlio e genitore di se stesso.
Genitori o meno, si tratta in ogni caso di chiedersi se la nostra esistenza è dedita all'incanto di non smettere mai di esplorare, di interrogare se stessi e la vita, o se preferiamo vivere dimenticando il compito umano di crescere, scoprire, cercare, finché la nostra mente sia abitata dal desiderio del bello, dalla passione di esistere.

giovedì 15 novembre 2012

La moda





Si invecchia veramente quando si rinuncia alla passione, si abdica ai sogni. Non è una questione anagrafica, ma di vitalità e voglia di rinnovarsi. Il tempo delle mele può finire, ma amare quel che già si fa, innamorarsi di qualcosa che non si è ancora fatto, entusiasmarsi per un progetto, lottare per un'idea...questo non dovrebbe finire mai. Se si rinuncia, si muore. Dentro. A qualunque età. Per questo mi piace in modo quasi ossessivo la moda. Perché è vitale, si rinnova e si mette in gioco continuamente. E ci regala sogni, ci stimola a ripensarci, a esplorare nuovi confini seppur frivoli ma giocosi e gioiosi.

mercoledì 14 novembre 2012

Riflessioni sulla mia sana nudità


L'amore sazia, riempe di tutto, consola.
Senza amore non c'è fame che può essere soddisfatta, ne col cibo, ne con altro, ne con l'illusione di stare sempre all'erta tenendo tutto sotto controllo.
L'assenza di amore rende tutto più breve, ridimensiona ogni colore.
A volte ho gli occhi taglienti e ridenti di chi conserva il desiderio incessante d'amore.
Mi manca la malattia d'amore. La musica in un bar...

Inno alla vanità e alla sensualità


Ho deciso di regalarmi un paio di décolleté blu china: le indosserò per te e godrò nel vederti indietreggiare mentre mi guardi camminare sinuosa e ondeggiante sui miei esuberanti tacchi alti.









lunedì 12 novembre 2012

Today








 


Oggi mi sono ricordata che l'unico motivo , o almeno il migliore, per cui Dio o chi per lui, ci ha dato la testa è per perderla. E ritrovarla. Solo per perderla di nuovo: una volta e un'altra ancora. Come fosse la prima. Come se noi quel film non l'avessimo mai visto. Come se noi la testa l'avessimo sempre avuta lì dove dovrebbe essere. Sul cuore.



sabato 10 novembre 2012

Mani





Mani che si intrecciano, mani che si sfiorano, mani che si stringono, mani che pregano, mani che cucinano, mani che suonano, mani che tirano una sberla, mani che graffiano, mani che sdegnano, mani che si tirano indietro, mani che presentano, mani che salutano, mani che danno il benvenuto, mani che segnano la svolta, mani che si nascondono.

Le mani possono fare qualsiasi cosa, possono esprimere qualsiasi cosa. Le mani sanno indicare l'odio, ma anche l'amore.



giovedì 8 novembre 2012

Una canzone


Credo che regalare una canzone sia uno dei gesti più significativi in assoluto, soprattutto quando lo si fa con l'inconsapevolezza di donare l'eredità di un grande amore.







La musica è una macchina per sopprimere il tempo - Claude Lévi-Strauss

Sull'amore che fu

Molti anni fa, un uomo dallo sguardo spigoloso e dagli intriganti occhi neri si avvicinò al mio orecchio e con voce roca mi sussurró:

"sei bella come un quadro di Gaugain". 

Avevo circa 20 anni, lui, più grande di me, apparteneva a quella categoria di seduttori, diciamo radical chic tra il dannato e l'intellettuale, quindi dal fare intelligente, affascinante ed ironico.

Ne fui spaventata, mi creava disagio, lo sentivo come una minaccia, un tornado che mi avrebbe travolta e sepolta, ma nonostante le mie ingestibili paure, qualche giorno dopo eravamo soli di fronte al mare.
Era inverno.
Lui: hai la pelle arida come questa scogliera.
Io: è vero, forse la mia pelle riflette l'immagine della mia malinconia. Anche se piove so di essere in uno stato di emergenza siccità, ma non ho nessuna intenzione di dissetarmi dalla tua fonte. E poi le tue mani sono lunghe abili e presuntuose, dicono tanto di te; sono scaltre quando le muovi e sembra che possano tessere reti in cui intrappolare chi vuoi ma non illuderti di irretire me.

Dal quel giorno non ci siamo più separati.
Fisicamente vicini per diversi anni, poi (come da copione) ognuno per la propria strada ma ancora idealmente presenti, entrambi, nella vita dell'altro. 

E' stata una altalena continua di emozioni, passione, frustrazioni e tantissimo dolore, ma 
si è trattato comunque di una manna arrivata dal cielo.

L'amore può durare mesi, anni o una vita intera, rinunciarvi è una follia, sempre!

mercoledì 7 novembre 2012

Mi auguro:




Mi auguro di fare e disfare valige, per viaggiare ancora e perdermi nelle strade di città sconosciute.

Mi auguro di avere tempo per migliorare l'inglese ma per imparare anche il francese. Per cantare bene. Per fare un corso di fotografia. Per vedere la Bohème. Per ascoltare un concerto di Madonna. Per farmi incantare ancora dalla luna nelle magiche notti d'estate.

Mi auguro di conservare il mio essere scanzonato che mi fa tanto Ameliè nel suo favoloso mondo che è anche un po' il mio.
Mi auguro di trovare sempre piacevole la musica a letto, la domenica mattina.
Mi auguro di avere idee meritevoli di fatica. Pensieri degni di stima.
Mi auguro di difendere sempre il mio sorriso.
Mi auguro di conservare la mia infinità vanità.
Mi auguro l'amore. Quello che brucia, illumina, irradia, consuma. Quello che si insegue, quello che si desidera, quello che si cerca, quello che si vuole. Quell'amore che rende tutto possibile.
Mi auguro di continuare a diffidare dei buoni propositi, di chi non ama il vento e di chi mangia con i gomiti stretti.  
Mi auguro di avere la voce ogni qualvolta mi servirà.
Mi auguro un giorno di poter ballare il valzer con lui.
Mi auguro di avere il coraggio per disprezzare la mediocrità, per cambiare il taglio dei capelli, per prendere un'altra strada un'altra volta, per non desiderare nulla che non appartenga già alla mia vita.
Mi auguro di non lasciarmi sopraffare dalle abitudini, dallo squallore dei perbenisti, dai facili silenzi, dalle mode, dal grigiore degli insoddisfatti.
Mi auguro che ci siamo delle mani a stringere le mie ogni volta che tremeranno, per la paura indotta dal dolore. O dalla gioia.
Mi auguro di conservare la bontà di mio padre, l'integrità di mia madre, il sorriso e la calma dei mie fratelli, e il buon gusto di mia sorella.
Mi auguro di stancare le gambe per il troppo correre fermamente convinta che è per questo che siamo nati.
Mi auguro che ci siano colpi di scena perché trovo noiose le commedie con il finale già scritto alla prima battuta.
Mi auguro di diventare una donna di cui essere sempre più fiera. Consapevole tanto dei propri mezzi quanto dei propri limiti. Fragile ma non debole. Semplice non per ideali ma per ambizioni.
Mi auguro che ci siano treni persi che a pensarci bene era meglio non salirci su. Voli pindarici senza aerei, un pizzico di zucchero e un soffio di cannella. Porte che sbattono e portoni che si aprono. Giardini che non ti aspetti. Sorprese che ti accarezzano l'anima. Lenti grandi e scure per la luce dell'alba. Slanci del cuore. Bagni di notte perché se c'è una cosa che non mi fa paura quella è il mare scuro. Orologi dimenticati perché il tempo, come la testa, va perso perché il suo valore possa essere davvero apprezzato.
Mi auguro di avere la fede necessaria per credere, in qualcosa o in qualcuno, ma credere.

Mi auguro di sentire la mia tanto ricercata serenità come riesco a sentirla oggi, come riesco a sentirla ora. Come uno spillo che ti perfora la pelle e che ti spezza il fiato in gola.

Non chiedo nient'altro alle mie numerose candeline quindi,
buon compleanno a me!

sabato 3 novembre 2012

Odio ed Amo.


Odio l'inciviltà, chi ancora lancia dalla propria auto bottiglie di plastica o altro, l'ingiustizia, chi mi fuma accanto, il ticchettio della sveglia , gli odori sgradevoli, sbucciarmi la frutta, il pigiama, stirare, il presenzialismo, asciugarmi i capelli, il volume del televisore alto, le canzoni dei Pooh, il mio maledettissimo mal di testa pre-ciclo, chi è convinto di essere un vincente solo perché è riuscito ad accumulare cose, i lamentosi cronici, chi cade sempre in se stesso e ripropone sempre la stessa scena, scrivere sms, la mancanza di ritmo, a volte la mia malinconia, uscire dalla doccia e non trovare l'accappatoio, le pantofole, chi spreca la propria vita nella rassegnazione, sporcare la mia t-shirt bianca con il blush rosa.






Però mi piace Vincent Cassel. La crostata alle fragole. Il latte di mandorle. E sogno sempre quell'incontro di mani...!


venerdì 2 novembre 2012

Le affinità d'anima








Accade
che le affinità d'anima non giungano
ai gesti e alle parole ma rimangano
effuse come un magnetismo. È raro
ma accade.
Può darsi
che sia vera soltanto la lontananza,
vero l'oblio, vera la foglia secca
più del fresco germoglio. Tanto e altro
può darsi o dirsi.
Comprendo
la tua caparbia volontà di essere sempre assente
perché solo così si manifesta
la tua magia. Innumeri le astuzie
che intendo.
Insisto
nel ricercarti nel fuscello
e mai nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre
nel vuoto: in quello che anche al trapano
resiste.
Era o non era
la volontà dei numi che presidiano
il tuo lontano focolare, strani
multiformi multanimi animali domestici;
fors'era così come mi pareva
o non era.
Ignoro
se la mia inesistenza appaga il tuo destino,
se la tua colma il mio che ne trabocca,
se l'innocenza è una colpa oppure
si coglie sulla soglia dei tuoi lari. 

Di me, di te tutto conosco, 
tutto ignoro.