lunedì 15 ottobre 2018

Chiamami con il tuo nome




L'estate del “primo amore” è quei momenti che si piantano nella nostra memoria e germogliano malinconia: l'ebbrezza dell'incontro e la gioia della scoperta, gli inevitabili tormenti e la sofferenza della separazione? Chiamami col tuo nome (Call Me by Your Name) parla di questo e di tanto altro. Pluri-premiato, pluri-acclamato e pluri-applaudito (ha ricevuto una standing ovation di 10 minuti la più lunga della storia del New York Film Festival), il film di Luca Guadagnino, un’ode alla giovinezza e alle passioni fugaci.

Estate 1983. Elio (Timothée Chalamet) è un diciassettenne italoamericano di origine ebraica che trascorre le vacanze nella signorile casa di famiglia. Giornate sospese in compagnia dei familiari in un ozioso benessere borghese senza tempo, tra cultura e ottimo cibo. Ma l'arrivo di un estraneo, il ricercatore universitario Oliver (Armie Hammer), manda in frantumi la cristallizzata monotonia: il ragazzo non solo innesca un dialogo tra i presenti assopiti, ma li porta anche a patti con se stessi. È a questo punto che Elio scopre aspetti ancora ignoti della propria sessualità, e tra gite in bicicletta, bagni al fiume e incontri con una coetanea, pensa a Oliver finché finalmente non trova il coraggio di confessargli il proprio amore.

Mentre il romanzo di Aciman è ambientato in Liguria, Guadagnino ha scelto per il suo film una location lontana dal mare, vicino alla città di Crema, in Lombardia, dove il regista abita. La postazione principale della residenza dei Perlman era una casa familiare disabitata a Moscazzano. Sei settimane prima dell’inizio della produzione, i realizzatori, tra cui la set decorator Violante Visconti (la pronipote di Luchino), hanno gradualmente arredato il posto con dei mobili, degli oggetti e delle decorazioni che la famiglia Perlman avrebbe potuto accumulare durante tutta la vita.

Non è un film sull'amore gay. Ha detto il regista: «Non penso sia un film su una storia d'amore gay, per me è più un film sull'aurora di una persona che diventa un'altra persona, un film sul desiderio che non conosce definizioni di genere. E infine è anche un film sulla famiglia: ho molto pensato che potesse essere il primo passo verso il canone disneyano, inteso come un tipo di racconto emotivo in cui il gruppo di famiglia è un luogo in cui ci si migliora a vicenda».

Incredibile, uno dei film migliori degli ultimi anni.
Sicuramente non è 
per tutti: sottile e sofisticato, mai banale nella sua apparente semplicità, delicato e sensuale, forte e malinconico, scava nel profondo e ti resta dentro, ed è questo ciò che un film del genere dovrebbe suscitare!
Interpretazioni magistrali ( il giovane Timothée Chalamet è da oscar ) regia ineccepibile, colori, musiche, dialoghi, ogni singolo momento è di pura bellezza. Perchè è anche di questo che si parla, di bellezza, pura, classica, la bellezza del desiderio.
 Di noioso ha solo il fastidio della gente che non capendolo lo definisce tale.



Prevedo che il dialogo con il padre sarà ricordato a lungo nel cinema:

Quando meno te lo aspetti, la natura ha astuti metodi per trovare il tuo punto più debole. Tu ricordati che sono qui. Adesso magari non vuoi provare niente, magari non vorrai mai provare niente e, sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose. Però prova qualcosa, perché l’hai già provata. Senti, avete avuto una splendida amicizia, forse più di un’amicizia, e io ti invidio. Al mio posto, un padre spererebbe che tutto questo svanisse, pregherebbe che il figlio cadesse in piedi ma non sono quel tipo di padre. Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova, ma forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa…che spreco. Ho parlato a sproposito? Allora, dico un’ultima cosa. Per chiarire meglio. Forse ci sono andato vicino, ma non ho mai avuto una cosa così. Qualcosa mi ha sempre frenato prima, si è messa di mezzo. Come vivrai saranno affari tuoi, però ricordati: il cuore e il corpo ci vengono dati soltanto una volta e, in men che non si dica, il tuo cuore è consumato e, quanto al tuo corpo, a un certo punto nessuno più lo guarda e ancor meno ci si avvicina. Tu adesso senti tristezza, dolore, non ucciderli, al pari della gioia che hai provato.








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