giovedì 8 novembre 2012

Sull'amore che fu

Molti anni fa, un uomo dallo sguardo spigoloso e dagli intriganti occhi neri si avvicinò al mio orecchio e con voce roca mi sussurró:

"sei bella come un quadro di Gaugain". 

Avevo circa 20 anni, lui, più grande di me, apparteneva a quella categoria di seduttori, diciamo radical chic tra il dannato e l'intellettuale, quindi dal fare intelligente, affascinante ed ironico.

Ne fui spaventata, mi creava disagio, lo sentivo come una minaccia, un tornado che mi avrebbe travolta e sepolta, ma nonostante le mie ingestibili paure, qualche giorno dopo eravamo soli di fronte al mare.
Era inverno.
Lui: hai la pelle arida come questa scogliera.
Io: è vero, forse la mia pelle riflette l'immagine della mia malinconia. Anche se piove so di essere in uno stato di emergenza siccità, ma non ho nessuna intenzione di dissetarmi dalla tua fonte. E poi le tue mani sono lunghe abili e presuntuose, dicono tanto di te; sono scaltre quando le muovi e sembra che possano tessere reti in cui intrappolare chi vuoi ma non illuderti di irretire me.

Dal quel giorno non ci siamo più separati.
Fisicamente vicini per diversi anni, poi (come da copione) ognuno per la propria strada ma ancora idealmente presenti, entrambi, nella vita dell'altro. 

E' stata una altalena continua di emozioni, passione, frustrazioni e tantissimo dolore, ma 
si è trattato comunque di una manna arrivata dal cielo.

L'amore può durare mesi, anni o una vita intera, rinunciarvi è una follia, sempre!

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